Iniziamo con una risposta – l’Attore deve raccontare quello che non c’è perché…- parte prima
Vi avevo lasciati con “Spiegatemi perché l’attore deve raccontare quello che non si vede, perché lo deve fare di nascosto e perché usando la storia interna, in buona sostanza che significa tutto questo?”
Iniziamo quindi questo anno col rispondere alla prima domanda: “perché raccontare quello che non si vede…”
Per vari motivi, il primo che mi viene è: l’attore vuole farsi un film proprio sui personaggi. Come spettatori quando ci raccontano una storia, nel nostro caso quando guardiamo un film, ad ogni personaggio che incontriamo iniziamo a costruirgli intorno un profilo come direbbero al FBI, una veste, un carattere, una definizione, un modo di essere, quindi un passato… una storia.
Più o meno consciamente ci aspettiamo di arricchire questo profilo man mano che la storia si svela.
Questa “profilazione” avviene in due modi, uno diretto e uno deduttivo. Osservando quello che il personaggio dice e fa… ma soprattutto quello che nasconde, o non dice!
Come attori, come storytellers più alimentiamo questo processo con le giuste dosi, più lo spettatore si affezionerà al personaggio, alla storia e rimarrà con noi fino alla fine. E quando lo spettatore rimane con noi fino alla fine, abbiamo vinto.
La giusta misura è proprio la combinazione del dire e non dire, rilasciare e trattenere, dosi che si imparano con il fare, il praticare (o seguendo noi… magari!)
Sì lo so che non vi basta, volete saper di più, stateve boni! È solo la prima parte e poi oggi è festa…
C.