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Maggio 1, 2026

Dire le battute non è recitare 

È leggere ad alta voce senza gli occhiali. Se vai sul set per dire bene le battute, sei inutile.

La scena non muore quando sbagli le parole.

La scena muore quando non vuoi niente.

Un attore senza intenzione è un corpo che dice cose.

Cose che non interessano a nessuno.

Parte da una cosa sola: volere qualcosa.

Ogni scena è una caccia.

Se non stai cercando di prendere o ottenere qualcosa,
non stai recitando.

E no, non deve essere evidente.

Se si capisce subito cosa vuoi, è finita.

Deve essere nascosto.

Ma deve premere.

Il pubblico non deve leggerlo. Deve sentirlo.

Prima costruisci questo. Poi, forse, dici le battute.

Qualche giorno fa abbiamo fatto il primo incontro del il nuovo progetto della compagnia cinematografica, che sarà il nostro primo lungometraggio, addiopiacendo!

Abbiamo, oltre alla lettura delle prime scene, provato a imbastirne 3 o 4. Ogni attore ha avuto pochi minuti per mettere su qualcosa di una scena, imparare grossomodo le battute e pensare due azioni.

IL risultato è stato, a diversi livelli, disastroso, utile al progetto, interessante e in fine utile alla didattica.

Disastroso perché nessuna delle scene mi è,  in buona sostanza, piaciuta: troppo vuote, troppo piatte. Guardavano il partner, dicevano le battute, spostavano oggetti presi a caso… e basta.

Nessuna tensione.
Nessun bisogno.
Nessun pericolo.

Solo parole.

Si vedeva in maniera esagerata l’ovvia assenza di preparazione, che è risultata in assenza di proposte, di soluzioni narrative da parte dell’attore o nel offerta di cliché. (Detto tra noi, questo è uno dei motivi principali per cui non sopporto l’improvvisazione semplice).

Utile al progetto,  perché nonostante, quanto appena detto, a causa dell’assenza di alcuni attori (alcuni ruoli sono ancora vacanti) abbiamo dovuto riparare con attori che hanno fatto più parti e ci sono stati due di questi esempi che probabilmente stravolgeranno in loro favore il casting.

Interessante perché il dovermi confrontare, mio malgrado e totalmente a causa mia,  con una situazione che faccio del tutto per evitare, (lavoro solo con scene preparate prima a casa) mi ha permesso di ripassare quello che non funziona in una scena, quindi di ri-osservare da molto vicino il problema. 

Da questo, l’utilità didattica. 

Il sopra menzionato “disastro”, quindi il problema, era che assistendo alla scena si sentiva l’insopportabile assenza di qualsivoglia intenzione nascosta dei personaggi.

La soluzione: l’intenzione nascosta.

Ogni personaggio degno di esistere deve avere almeno una intenzione, deve volere qualcosa. Qualsiasi cosa ma la deve volere. E con nascosta, intendo che non sia leggibile, ma che si senta.

Potremmo forse meglio definirla quindi, intenzione non leggibile.

Cosa chiederò quindi la prossima volta agli attori? Chiederò di prepararsi un’intenzione per la data scena, che può scegliere come preferisce. Io suggerisco da sempre, per chi mi conosce, di andare in una direzione diversa dal significato delle parole della scena, diversa dalla storia della scena, per motivi che ho già spiegato altrove. E non chiederò loro di dire le battute, piuttosto di andare sul set e andarsi a prendere quello che vogliono. A colpire il bersaglio prima definito.

Adesso non fatevi ingannare dai verbi, “il voler qualcosa” non vuol dire un oggetto o un fatto, può essere anche dimostrare di avere un sentimento, per l’altro personaggio. O sentire un personale disagio.

Facciamo un esempio, al prossimo settore direi: “Adesso vai in scena, non dire nessuna battuta, ma vai con questa intenzione: vuoi prendere per il collo l’altro perché ti ha fatto un torto insostenibile, decidi tu quale, interagisci con lui solo con il corpo per 30 secondi sentendo dentro questo sentimento, badando a due cose, e solo due (per il momento): la prima è di farmi capire che hai questo sentimento forte dentro, e la seconda di non farmi capire che è volerlo strozzare. 

A questo punto i miei allievi sanno (o dovrebbero sapere) che questo si ottiene tramite tutta una serie di tecniche che vanno dall’uso del respiro, della deglutizione, dello sguardo, della posizione del corpo etc.

Ma non è necessario conoscere le tecniche da me proposte, vedrete che solo l’indicazione di avere l’intenzione e il vostro sforzo di eseguire i due compiti richiesti, produrranno dei risultati, che  vi toglieranno dal disastro.

Buon divertimento a tutti e per chi ne vuole sapere di più su di noi, sulla compagnia e del progetto, inseguiteci, cercateci, scriveteci, fate voi!

Claudio V.

P.S.

Queste mie righe non sono per niente una critica al lavoro dei miei attori, anzi, come ho provato a dire, ma meglio ribadirlo, la responsabilità è la mia, li ho messi sul set senza aver dato loro il tempo di prepararsi. La negazione per quanto mi riguarda del lavoro dell’attore.

E io non voglio attori che funzionano al volo, se riesco li evito proprio. Io voglio l’attore che lavorando a fondo mi tira fuori la sua sintesi di una storia, di un sentimento, d’un moto dell’anima.

Le mie seconde lezioni sono sempre le migliori perché nella prima scopro il problema e per la seconda ho trovato la soluzione, quindi tutti gli allievi/attori che beneficeranno delle mie lezioni dovrebbero in realtà più che ringraziare me, ringraziare tutti i loro precedenti colleghi.

P.S.S.

per chi vuole fare sul serio, ci sono sempre i miei manuali disponibili su amazon!

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CLAUDIO VITA
Petritoli, FM

Claudio Vita, si potrebbe anche dire che si occupa da 22 anni di recitazione, senza mentire. Ci manterremmo nel campo della verità se dicessimo che 22 anni fa ha cercato e alla fine trovato grandi maestri. Li ha ascoltati, ha assorbito quanto poteva e per 22 anni ha digerito. Ma possiamo anche fingere e dire che di lui non sappiamo niente e ci allineeremmo alla stragrande maggioranza di voi. Claudio Vita non lo conosce quasi nessuno, e anche quei pochi, lui fa del tutto per evitarli. Sogna una vita in incognito per 23 ore al giorno. Poi affiora quella misera ora in cui si abbandona al prossimo. In quella breve ora concentra tutta la sua socialità. Scrive, organizza a volte incontra e parla. Decisamente in quelle poche ore parla, parla di continuo. Se vi capita di incontrarlo sperate che sia nelle 23 ore di silenzio, altrimenti siete fregati. Tutto il resto che si sa su di lui, è pronto a ritrattarlo per un piatto di lenticchie. Ha più di 40 anni e meno di 50. Un frico.