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Novembre 1, 2025

per ottenere il meglio da una parte, per dare il massimo in una parte, sia esso un selftape o una scena, bisogna lavorare sui principi.

Principio: la recitazione si riduce al controllo. Controllo del corpo, del tono e del mentale. Controllo del fuori e del dentro. Se riuscite a controllare il dentro, vedrete che in molti casi il fuori verrà automatico, verrà da sé. Quindi la storia interna è la tecnica più importante di tutte. Se controllate il vostro mentale e lo lasciate influenzare tutto il resto in maniera sottile […] ed è un mentale che segue i principi di profondità e lontananza, vedrete che l’80% è fatto. (dal cap. 18 del Breve ma Intenso Manuale per Attori di Cinema)

Su queste sei righe potrei fare sei lezioni intere, ma adesso cerco di sintetizzare. Quando siete ripresi da una camera, che sia il vostro telefonino per il selftape o siate su un set, chi guarda le immagini ricerca credibilità: sul monitor il regista ricerca credibilità, il casting director ricerca credibilità, il montatore ricercherà credibilità.

L’avrete sentito dire mille volte, bene, e come si ottiene, in termini pratici, questa credibilità? Come si traduce operativamente per un attore?

Perché è semplice dire “non sei (o sei) credibile”, molto più difficile è trovare qualcuno che ti spieghi perché. Ve lo dico prima in termini tecnici: la credibilità è il risultato di una sensazione di cui l’attore riesce a far intuire la presenza senza rivelarla completamente.

Spieghiamo: quando io vi osservo in scena cerco di leggere il perché di quanto state facendo, mi pongo domande sul vostro personaggio. Chi è come persona? Quali sono le sue reali intenzioni? Cosa vuole che l’altro creda di lui? Cosa vuole ottenere?

Io ho scritto della modalità investigatore, che è l’atteggiamento che lo spettatore ha quando assiste ad un film, al racconto di una storia. Quindi come cineasta, quale esso sia, quando si guarda un attore recitare si cercano gli elementi che metteranno lo spettatore in quella modalità. Lo spettatore si pone domande sul personaggio a causa della recitazione dell’attore, ma le risposte non saranno date dall’attore, ma dal film.

Questa cosa, se volete fare gli attori, se volete essere scelti ai casting, se volete vincere… ve la dovete stampare a fuoco nel cervello: voi come attori dovete partecipare ad un’illusione a staffetta, voi per creare la magia dello story telling del Cinema, dovete fare la vostra parte e poi passare il testimone a chi tocca. La vostra parte è una parte della narrazione non è il tutto. Voi dovete suscitare le domande.

E come si fa? Nella vita si fa normalmente, quando si recita si fa con il controllo.

Si decide un mentale profondo e lontano dalla storia del film e si tiene a mente, solo a mente (non lo dovete rivelare con le facce), si controlla per tutta la scena, lasciando che influenzi sottilmente il tono vocale e il modo in cui si compiono le azioni. E per lontano dalla storia del film, io intendo che se la scena prevede che siate tristi, il vostro mentale, che sia tutt’altro: sia allegria, rabbia o indifferenza, quello che volete tranne la tristezza. Se la scena prevede gioia, che il mentale sia tutto quanto dalla gioia è lontano.

Se siete ancora nel mondo del “il personaggio è innamorato, allora faccio l’innamorato, penso all’amore” svegliatevi subito! Prima scappate via, prima uscite da questi schemi mentali banali e da principianti, prima otterrete qualcosa nel mondo del Cinema.

Buon lavoro e buona sorte.

Claudio Vi.

P.s.

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CLAUDIO VITA
Petritoli, FM

Claudio Vita, si potrebbe anche dire che si occupa da 22 anni di recitazione, senza mentire. Ci manterremmo nel campo della verità se dicessimo che 22 anni fa ha cercato e alla fine trovato grandi maestri. Li ha ascoltati, ha assorbito quanto poteva e per 22 anni ha digerito. Ma possiamo anche fingere e dire che di lui non sappiamo niente e ci allineeremmo alla stragrande maggioranza di voi. Claudio Vita non lo conosce quasi nessuno, e anche quei pochi, lui fa del tutto per evitarli. Sogna una vita in incognito per 23 ore al giorno. Poi affiora quella misera ora in cui si abbandona al prossimo. In quella breve ora concentra tutta la sua socialità. Scrive, organizza a volte incontra e parla. Decisamente in quelle poche ore parla, parla di continuo. Se vi capita di incontrarlo sperate che sia nelle 23 ore di silenzio, altrimenti siete fregati. Tutto il resto che si sa su di lui, è pronto a ritrattarlo per un piatto di lenticchie. Ha più di 40 anni e meno di 50. Un frico.