Cinema per addetti ai lavori

Hitchcock e l’Effetto Kuleshov – conoscerli per imparare a recitare (a qualsiasi età, a qualsiasi costo)

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Maggio 30, 2025

si conosce da un secolo, eppure la maggior parte degli attori lo ignora.

Lo possiamo riassumere in questo modo: la nostra mente legge per combinazioni, combina un’immagine alla successiva, quindi la interpreta in base alla precedente. La combinazione di immagini crea significato.

Il grande Hitchcock, ha spiegato l’effetto kuleshov in maniera semplice, perfetta, con queste due sequenze di immagini:

L’immagine centrale cambia completamente l’interpretazione dell’immagine successiva, due significati diversi nonostante la prima e la seconda immagine siano le stesse.

Riguardatele e riflettete, se non capite riguardatele di nuovo e sforzatevi prima di andare avanti.

Ma perché nel cinema si parla di immagine se in realtà sono video? Nel cinema si parla di immagine o fotografia o meglio ancora fotogrammi, perché il film quando è nato era una sequenza di immagini mostrate alla frequenza che la nostra mente le percepisce come movimento, inoltre gli effetti narrativi della percezione di una fotografia e di un film per moltissimi aspetti coincidono, vedi luce e composizione, per citarne due.

L’effetto kuleshov è stata una scoperta che ha rivoluzionato l’industria, ha evoluto notevolmente il potenziale narrativo del cinema e, insieme ai movimenti di camera, ci ha mostrato tutta la distanza che ha con il teatro e le conseguenze che ne derivano, soprattutto per la ricitazione.

Conoscere queste nozioni è per un attore di cinema, basilare. Tutto il Secondo Breve ma Intenso Manuale per Attori di Cinema ruota tutto intorno al montaggio, allo storytelling che ne deriva e come un attore ne deve far tesoro per diventare unico e autentico nel narrare tramite la sua “presenza”. Non posso con un articolo spiegarvene tutte le ragioni, mi limito a farvi ragionare su un aspetto:

la stragrande maggioranza degli attori si impegna a dare espressività al proprio volto, ad interpretare il sentimento del “personaggio”, a cercare di raccontare quello che il personaggio (lui crede) sta sentendo, quando nel cinema il dentro di un personaggio si racconta in altri 10 modi, in genere molto più efficaci, come il montaggio (effetto Kuleshov!!) o l’inquadratura o, anzi soprattutto, la colonna sonora. La colonna sonora è l’effetto Kuleshov in sonoro, in audio. La stessa identica scena con due colonne sonore diverse racconta due storie diverse.

Tutta la fatica dell’attore a raccontare il “di dentro” del personaggio è tempo perso, sprecato, buttato e spesso proprio dannoso perché risulta incredibile, per non parlare quindi del tempo che fa perdere a tutta la troupe, perché quelle immagini in sala di montaggio verranno scartate.

Non ha assolutamente senso provare a “dire” con le espressioni facciali. Invece è obbligatorio essere presenti, la camera vuole la presenza dell’attore, vuole catturare una fotografia che sia viva, che trasudi umanità e la sala di montaggio godrà, userà quell’immagine (o almeno avrà la possibilità di usarla) per costruire una storia che possa far innamorare il pubblico.

Quindi la prossima volta che dovete raccontare una storia tramite un film, quindi partecipare ad un progetto come attori o registi, ricordatevi che il medium che avete scelto è fatto di fotografie, suoni e montaggio. Per dominare il cinema dovete aver compreso a fondo le regole e il linguaggio di questi tre aspetti.

Se sei un attore di teatro che vuole imparare a recitare per il cinema o sei un attore di cinema che vuole migliorarsi secondo questi principi, 6-7 Settembre 2025 – Fade In – nelle Marche, candidati!

State bene.

C.Vita

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CLAUDIO VITA
Petritoli, FM

Claudio Vita, si potrebbe anche dire che si occupa da 22 anni di recitazione, senza mentire. Ci manterremmo nel campo della verità se dicessimo che 22 anni fa ha cercato e alla fine trovato grandi maestri. Li ha ascoltati, ha assorbito quanto poteva e per 22 anni ha digerito. Ma possiamo anche fingere e dire che di lui non sappiamo niente e ci allineeremmo alla stragrande maggioranza di voi. Claudio Vita non lo conosce quasi nessuno, e anche quei pochi, lui fa del tutto per evitarli. Sogna una vita in incognito per 23 ore al giorno. Poi affiora quella misera ora in cui si abbandona al prossimo. In quella breve ora concentra tutta la sua socialità. Scrive, organizza a volte incontra e parla. Decisamente in quelle poche ore parla, parla di continuo. Se vi capita di incontrarlo sperate che sia nelle 23 ore di silenzio, altrimenti siete fregati. Tutto il resto che si sa su di lui, è pronto a ritrattarlo per un piatto di lenticchie. Ha più di 40 anni e meno di 50. Un frico.